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Giu 30 2017

Resilienza: l’Arte di saper crescere attraverso le avversità

Devi resistere!“, “Devi farcela“, “Cerca di sopportare…“, “Resisti, vedrai che il tempo ti aiuterà…“.

Quante volte ci siamo detti o ci siamo sentiti ripetere queste frasi? E quante volte – di fronte ad un evento traumatico o ad una sofferenza acuta – le abbiamo trovate di scarsa efficacia o di breve durata, se non addirittura fuori luogo?

Innanzi tutto, facciamo chiarezza: la resilienza non ha nulla a che fare con la resistenza.

Molto spesso, cerchiamo di fronteggiare situazioni difficili, stressanti o rischiose insistendo nelle nostre soluzioni comuni, sopportando un peso che – rapidamente – diviene insostenibile. Mediante la nostra logica, mettiamo in atto dei tentativi di controllo o di difesa che cerchino di rassicurarci o difenderci, dimenticando che – nella stragrande maggioranza dei casi – ciò che ci fa star male è il peso emotivo della situazione o dell’evento, non quello logico.

Pieni di dolore, rabbia o paura avremo bisogno di sentirci sollevati grazie alla capacità di gestire le emozioni spiacevoli. La resistenza, così come l’insistenza, molte volte non conduce a tale risultato, anzi, può addirittura risultare dannosa. E’ il caso, per esempio, di quando arriviamo a urlare a squarciagola o di quando scoppiamo a piangere improvvisamente. “Scusate, sono esploso…“, diciamo, oppure “Non ne potevo più!“, quasi a giustificare quel bisogno di buttare fuori qualcosa che ci gridava dentro e che pensavamo di controllare con i ragionamenti.

Proprio da questa abilità, ovvero dalla capacità di gestire le proprie emozioni e di saper adattare noi stessi alle varie situazioni difficili, si sviluppa la resilienza. Come il ferro caldo che – se battuto – non si infrange, questa abilità consente all’uomo di “incassare” gli urti della vita senza mai rompersi.

All’estremo opposto, un’eccessiva rigidità e un’incapacità di dar voce a ciò stiamo provando, comporterà una resistenza a termine: qualcosa destinato a lasciare inevitabilmente il segno.

D’altro canto, ognuno di noi sa bene che i rami troppo secchi, alla prima perturbazione, vengono portati via dal vento.

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