Gli errori di ieri, i problemi di oggi: la differenza fra coerenza e testardaggine.

«Sotto un lampione, un ubriaco sta cercando qualcosa.

All’improvviso, si avvicina un poliziotto: “Cosa sta cercando?”

“La mia chiave” – risponde l’uomo.

Si mettono entrambi alla ricerca e, dopo aver cercato a lungo, il poliziotto chiede: “E’ proprio sicuro di averla persa qui?”

L’uomo risponde: “No, non qui, ma là dietro. Solo che là è troppo buio.”»

 

Dietro questa semplice storia, si cela una delle più efficaci ricette per l’infelicità, cioè l’ostinata fedeltà a strategie o soluzioni che hanno funzionato bene in passato, ma che non calzano minimamente la situazione presente.

E’ interessante notare come, nella grande maggioranza dei casi, la mancanza di risultato non viene attribuita alla strategia utilizzata, ma allo scarso impegno con cui la si è applicata. Difficilmente viene messa in discussione la nostra idea o la nostra (presunta) intuizione, quanto l’impegno degli attori in gara o il fato, il destino… Ne discenderà la più grande delle catastrofi: non solo la strategia non produrrà risultato (mantenendo la difficoltà), ma essa diverrà il vero-nuovo problema. La nostra coerenza si trasformerà ben presto in un’inutile insistenza, fino a divenire testardaggine.

Un adattamento ottenuto in passato non è detto che sia sempre il migliore possibile nel presente. Spesso, accanto ad esso, esistono soluzioni del tutto inesplorate. L’inasprimento della strategia disfunzionale complica la situazione e, sotto la costante pressione del disagio, porta la persona all’unica conclusione apparentemente logica: non mi sono dato abbastanza da fare o, come per l’uomo della storia, devo cercare meglio, ancora, e al buio.

 

L’intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire il modo di trarne profitto” B.Brecht

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