Famiglia: Di che modello sei?

Già nel 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo definiva la famiglia come “l’elemento fondamentale e naturale della nostra società“. Se a ciò aggiungiamo che l’essere umano è per natura sociale, quindi non programmato per stare solo, dovremmo considerare la famiglia addirittura come parte della natura stessa dell’uomo.

La descrizione delle varie tipologie di famiglia, in relazione ai diversi stili educativi nei confronti dei figli, è stata ampiamente studiata. Le ultime ricerche-intervento in materia hanno individuato alcuni modelli che non possiamo definire sani o patologici di per sé, bensì in grado di rappresentare una risorsa per la crescita e lo sviluppo dei figli, così come un ostacolo o un impedimento se irrigiditi nelle loro caratteristiche interattive e relazionali.

Da un punto di vista psicologico orientato alle soluzioni, se è vero che modalità comunicative e relazionali irrigidite possono portare alla “malattia” del sistema familiare, è altrettanto vero che riorientando tali modalità è possibile arrivare rapidamente alla “salute” del sistema stesso e dei suoi protagonisti, andando a riequilibrare ciò che prima sembrava totalmente compromesso.

Ma quali sono e che caratteristiche hanno i modelli familiari maggiormente diffusi nel nostro Paese? Dal mio punto di vista, ne esistono 4 ben più diffusi rispetto agli altri. Proviamo a fare un piccolo passo all’interno di questo Universo, cercando di suggerire una riflessione sul proprio modello e stile familiare, così da poter scoprire non come cambiarlo, ma come utilizzare al meglio le nostre risorse.

  • Modello Iperprotettivo: Il vero obiettivo dei genitori è cercare di rendere più facile possibile la vita dei figli. Babbo e mamma si adoperano per eliminare loro ogni ostacolo, affiancandoli o sostituendoli nel fronteggiamento delle difficoltà, al fine di poterli far vivere al meglio. Non sono rare espressioni quali: “Dicci cosa ti manca e te lo procureremo noi” oppure “Lascia stare, ci pensiamo noi“. Generalmente, dietro a queste buone intenzioni, si cela un messaggio piuttosto pesante e squalificante per il figlio. Se da un lato, questo può percepire amore e protezione – dall’altro – il costante aiuto alimenta il suo senso d’incapacità personale, per il quale non riesce più a fare niente senza l’intervento dei suoi cari. Alla lunga, questi ragazzi possono sviluppare disturbi d’ansia, senso d’insicurezza personale, bassa autostima e scarsa fiducia nelle proprie capacità;
  • Modello Permissivo: Genitori e figli sono dei veri e propri amici in cui domina la totale assenza di gerarchia familiare. Al fine di preservare e mantenere l’armonia del sistema, si concordano delle regole che possono essere violate e rinegoziate se giudicate troppo rigide dai figli. I genitori non riescono ad essere delle guide, né a supportare i figli nel loro percorso di vita: sono percepiti perlopiù come degli amici con cui confidarsi. Nel tempo, i figli possono sviluppare forte intolleranza alle regole sociali, oppositività, violenza, scarsa capacità di resilienza personale e frustrazione.
  • Modello sacrificante: I genitori esonerano i figli da qualunque dovere e responsabilità, sacrificandosi per soddisfare ogni loro piacere e desiderio. Babbo e mamma danno ai figli senza chiedere mai nulla in cambio, coltivando l’idea di esser prima o poi ricompensati. Sacrificando se stesso, a discapito della propria identità personale, il genitore non viene percepito come modello da seguire, fallendo miseramente la missione di voler trasmettere ai figli il valore del sacrificio. Il figlio impara molto difficilmente a meritarsi le cose e a credere che sia necessario lottare per ottenere ciò che si vuole. A lungo andare, chi cresce in un modello simile, può sviluppare scarsa capacità di “lotta” e di conquista, capitolando spesso di fronte alle difficoltà. Può manifestare problemi di natura relazionale e sociale, facendo molta fatica a discrimanare le situazioni e a pianificare il da farsi.
  • Modello delegante: I genitori delegano ai nonni o alla scuola le decisioni relative ai propri figli, abdicando spesso per il troppo lavoro o per il poco tempo a disposizione. I figli imparano ben presto tutte le strategie per poter ottenere ciò che vogliono dai delegati, facendo leva sulle loro peculiarità emotive e caratteriali. Avendo molte/troppe figure di riferimento, le regole acquistano un valore a seconda delle situazioni e dei protagonisti in gioco, finendo molto spesso col risultare una sorta di “torna comodo”. I figli appartenenti ad un modello delegante possono sviluppare scarsa capacità di rispettare le regole e di trovare punti di riferimento stabili. Possono fare molta fatica a confrontarsi con gli altri, creando rapporti occasionali o opportunisti.

 

Non c’è niente che ti rende più folle del vivere in una famiglia, O più felice. O più esasperato. O più sicuro” J.Butcher

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